Biologia

Parlando della mia classe di biologia, devo ricordare che, all’inizio dell’anno, mi trovavo in un’altra classe. Ho deciso di cambiare perché il programma di quella classe era piuttosto divergente da quello che i miei compagni di classe stanno studiando in Italia. Inoltre era una classe rumorosa e invivibile, ma questa è un’altra storia. Così sono passata nella classe Honors, il “livello” più difficile. In questa classe mi trovo molto meglio, la gente è interessata a quello che sta studiando ed è più… come dire? Composta. L’insegnante è Ms. G., una donna vitale e piena di energia, sempre sorridente. In effetti, non ho mai visto neppure lei arrabbiata. O nessun altro dei miei insegnanti americani. In questa classe facciamo qualcosa in più. Invece di avere un ruolo “passivo”, qui dobbiamo rispondere per iscritto a delle domande, o comunque dobbiamo fare qualcosa in prima persona. Circa una volta alla settimana eseguiamo un esperimento. La gente in questa classe è simpatica (anche se sono matti, perché credono che io sia un genio della chimica quando chimica è la materia in cui ho avuto il voto più basso l’anno scorso).

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Algebra

Bene, era da un po’ che volevo farlo ma non ne ho mai avuto il tempo. Inizio ora a descrivere i corsi che sto seguendo, e sottolineerò soprattutto le differenze con la scuola italiana. Anche perché dopo le vacanze di Natale inizia il secondo semestre, quando avrò materie diverse.

La prima lezione della mattinata è algebra. L’insegnante è Ms. B., giovanissima (come la maggior parte dei professori qui). Le sue lezioni seguono uno schema piuttosto fisso. Entrando in classe, ogni alunno prende da un leggio una fotocopia con un esercizio di “riscaldamento” (warm up), che di solito è un ripasso della lezione precedente. Dopo circa cinque minuti Ms. B. corregge l’esercizio alla lavagna multimediale. Dopo di che distribuisce delle fotocopie di “appunti” (qui non sembrano prendere troppo in considerazione l’idea di prendere appunti, hanno delle schede su cui è scritto già tutto). Completiamo gli esercizi sulla scheda e poi è il momento di un’altra fotocopia, su cui è riportato un esercizio finale (exit slip). I compiti sono rari, e quando sono presenti, Ms. B. si assicura di darci dieci minuti di lezione per “iniziarli” (solitamente cinque minuti sono più che sufficienti per completarli). Ms. B. è davvero disponibile e gentile, ma è poco sicura di sé: se gli alunni non capiscono perché sono delle teste di legno (e alcuni di loro lo sono), l’insegnante si sente responsabile e cerca in ogni modo di spiegare il concetto più e più volte. Non l’ho mai vista arrabbiata, anche se solitamente metà classe non finisce i compiti. Durante la settimana ci distribuisce dei biglietti con dei numeri, e ogni venerdì estrae quattro biglietti vincenti che si aggiudicano uno snack. 

Come forse avrete notato, il numero di fotocopie distribuite in questa classe è spropositato. Penso di aver avuto, per i primi giorni, un’espressione sconvolta al pensiero che, nella mia scuola italiana, le fotocopie sono ridotte all’osso visto che le dobbiamo pagare noi. Già.

This is America II

Ho deciso di riportare alcuni aspetti strani e da un certo punto di vista divertenti della vita quotidiana qui. Una grande differenza tra i ristoranti italiani e quelli americani (parlo soprattutto di fast food) è che qui quando acquisti una bibita non ne compri un bicchiere, una lattina o una bottiglia, ma tutto quello che riesci a bere. In altre parole, le bibite comprendono free refills, e il cameriere, quando vede il tuo bicchiere vuotarsi, si affretta a riempirlo di nuovo per te. Nella maggior parte dei casi, i camerieri non sono pagati o sono pagati pochissimo, e vivono delle “mance” che i clienti lasciano loro in base alla qualità del servizio (e riempire i bicchieri velocemente ne è una parte importante). Di solito la “mancia” si aggira intorno al 20% del totale delle consumazioni. Comunque, sto divagando. Quello che volevo raccontare è che qui si può decidere di ordinare una bibita piccola media o grande. Ma, pensandoci bene, tutte e tre comprendono free refills… quindi perché pagare di più per una bibita grande quando in fin dei conti si ottiene lo stesso prodotto? Questo è uno dei tanti misteri della mia vita qui. Se avete una soluzione, postatela in un commento, mi risolverete un grande dubbio.

Aria di Natale

Domenica scorsa abbiamo decorato la chiesa per Natale! Qui la gente ha iniziato da un pezzo ad illuminare le case, ad addobbare gli alberi e ad acquistare i regali. Per non parlare dei Babbo Natale e delle renne che sono apparse in molti giardini. Manca solo la neve, perché qui si respira già aria di Natale.

Basketball? III

Ho deciso di non andare più agli allenamenti con la squadra di basketball in quanto in realtà, come manager, facevo pochissimi esercizi con il resto della squadra e restavo tutto il tempo a guardarmi le punte dei piedi. In compenso, lunedì ho iniziato un allenamento “rinforzante” che servirebbe per prendere parte ad un qualsiasi sport la prossima stagione. E’ devastante. Mi fanno ancora male le gambe da lunedì. Ma credo ne valga la pena.

Black Friday

Giovedì sera siamo andati a dormire in un hotel poco lontano.
Il giorno dopo Thanksgiving Day è il Black Friday. Durante questo venerdì, tutti i principali negozi e supermercati scontano migliaia di prodotti in modo inaudito, con l’ovvio effetto di attirare tutti gli americani fuori dalle loro case. Di notte. In coda. Fuori dai negozi. Pronti ad aggiudicarsi la televisione più grande del mondo o il regalo perfetto per Natale ad un prezzo stracciato. Noi abbiamo deciso di non diventare troppo matti, anche perché sugli annunci non abbiamo trovato nulla che ci stuzzicasse abbastanza. Così ci siamo svegliati verso le 7 e siamo andati in due o tre negozi che erano effettivamente sovraffollati. Nei parcheggi abbiamo trovato un po’ di cartoni, perché la gente compra televisioni gigantesche che la cui scatola non entra nel bagagliaio della macchina (e dovente pensare che qui le automobili sono generalmente più grosse che in Europa). Amanda e Phil mi hanno fatto una sorpresa: mi hanno bendata con la mia sciarpa e mi hanno portata a vedere una riproduzione della torre di Pisa a Chicago! E’ stata un’esperienza incredibile. Poi nel pomeriggio la mamma di Amanda ci ha raggiunti, e siamo andati in un paio di altri negozi. Ho anche visto i primi fiocchi di neve! Di sera abbiamo incontrato Jeremy, il migliore amico di Phil, e sua mamma, e siamo andati a cena insieme. Poi siamo tornati all’hotel e abbiamo giocato ad un divertentissimo gioco in scatola, Apples to Apples. E questo è tutto!

Thanksgiving

E sono di nuovo in ritardo con il blog. Bene, come al solito ricomincio da dove vi ho lasciati. Settimana scorsa sono stata a casa da scuola, da mercoledì in poi. Motivo: giovedì 22 è stato Thanksgiving Day, il Giorno del Ringraziamento. Mercoledì sera siamo andati in chiesa per il servizio di Thanksgiving’s Eve (la vigilia del Giorno del Ringraziamento). Il giorno dopo ci siamo svegliati e, dopo una deliziosa colazione a base di cinnamon rolls (sono come pasticcini alla cannella ricoperti di glassa, gnam!) siamo partiti alla volta di Chicago, o, per meglio dire, dei suoi dintorni. Qui negli Stati Uniti la gente trasloca spesso, e molte volte a centinaia di miglia dai propri famigliari. Per questo, durante il Giorno del Ringraziamento le famiglie si riuniscono per trascorrere una giornata insieme. Quindi, dicevo, siamo andati a Chicago, dove abita la zia di Phil. Ho fatto la conoscenza di una marea di parenti e amici. Dopo di che, ci siamo dati all’attività tipica del Giorno del Ringraziamento: mangiare. Su un tavolo che fungeva da buffet sono apparsi come per magia (oltre al tradizionale tacchino) prosciutto, purè, mais, fagiolini, patate americane e marshmallows e molto altro. Dopo aver assaggiato un po’ di tutto mi sentivo davvero sazia. Ma la nostra attività mangereccia era appena iniziata. Sul tavolo i dolci hanno sostituito il tacchino: torte di zucca, cubetti di cioccolato e burro d’arachidi, frutta con panna montata e altre torte che non riesco a descrivere. A questo punto stavo veramente per esplodere. Ci siamo presi una pausa dal cibo e siamo andati in un centro dove i ragazzi appena arruolati in marina stavano celebrando il Giorno del Ringraziamento. Purtroppo, durante il primo periodo di addestramento non è loro permesso vedere la famiglia. Io, Amanda, Phil e molti dei suoi parenti siamo andati in questa sala con l’intenzione di servir loro il pranzo, ma in verità non c’era bisogno di noi. Quando è arrivato il momento di lasciare la sala, abbiamo aiutato i ragazzi a trovare ciascuno la propria giacca tra le centinaia di uniformi identiche e abbiamo dato una mano a sistemare il posto. Dopo di che siamo tornati dalla zia di Phil per scoprire che il cibo non era ancora finito. Questa volta era il turno degli snack (dolci, salati, e chi più ne ha più ne metta). Abbiamo trascorso il resto della serata chiacchierando con i parenti di Phil e sfogliando gli annunci per il giorno seguente. (vedi il prossimo post) E’ stata una giornata davvero piacevole. Non tanto piacevole per la mia linea, ma per l’anima.

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