Educazione fisica (P.E.)

Quarta ora, educazione fisica. All’inizio dell’anno c’era la possibilità di scegliere che tipologia di educazione fisica frequentare per il primo semestre. Io ho scelto sport di squadra, che si è rivelato essere il corso dove vanno tutti quelli che non hanno voglia di fare educazione fisica. Quindi diciamo che è una classe piuttosto rilassante. Mr C. è gentile e simpatico. Durante tutte le lezioni chiacchiero con una mia amica. Questo è quanto.

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Storia

Dopo la (troppo) lunga pausa, riprendo con la descrizione dei corsi (ora sono in vacanza, e quando la scuola riprenderà avrò corsi diversi).

Storia. Ovviamente storia americana. Il professor L. è un mattacchione di origini napoletane (tre o quattro generazioni fa) che parla velocemente e tutto il tempo. Cioè, anche durante i test. Ci sono due tipologie di lezione: nella prima, L. o la sua assistente (ci sono due professori perché la classe è numerosa, ovvero siamo una trentina, l’equivalente di una normale classe italiana) distribuisce una fotocopia con domande relative al capitolo che stiamo per studiare. Il nostro compito è leggere il capitolo dal libro e copiare le risposte sulla scheda. La tipologia di lezione numero due vede il professor L. spiegare, o, meglio, leggere da un power point sulla lavagna multimediale, il capitolo. Il nostro compito sarebbe prendere appunti, ma in realtà ci vengono consegnate fotocopie con le diapositive del power point, ed essendo la spiegazione una mera letture delle stesse, ecco morire la necessità di prendere appunti. Curiosità: L. beve sempre il caffè (quello americano, diluito per intenderci) mentre spiega.
I test. Ecco. I test. Prima di tutto, sono a risposta multipla (come in tutte le materie). Inoltre possiamo usare gli “appunti” e, alcune volte, anche il libro. E sono sicura che nella mia classe c’è qualcuno con una F (fail).

Buon Natale!

Buon Natale a tutti quelli che mi vogliono bene! Le vostre parole e i vostri gesti sono le vitamine che mi danno la forza per vivere a pieno questa meravigliosa esperienza. Grazie ancora a tutti coloro che l’hanno resa possibile.

Resistenza all’Eternità III

Mi è capitato di pensare che vorrei vivere la mia vita come se i miei occhi fossero telecamere. Mi spiego meglio: vivere come se, attraverso i miei occhi, potessi registrare tutto quello che vedo. E vorrei, consegnando al Produttore il lungometraggio alla fine delle riprese, avere la certezza di non aver girato un film noioso o banale, ma di aver sfruttato al meglio tutte le occasioni per farne un capolavoro. Dopotutto, il tempo per le riprese è sufficiente, e il set è sensazionale.

Nulla II

Al tempio c’è una poesia intitolata “la mancanza”, incisa nella pietra. Ci sono tre parole, ma il poeta le ha cancellate. Non si può leggere la mancanza: solo avvertirla.

(Memorie di una geisha, film)

Nose up! – Chicago II

Ieri sono andata di nuovo a Chicago, con Phil e con Gun Woo, l’exchange student coreano della mia scuola. Lì abbiamo incontrato una ventina di exchange students di ogni nazionalità, e abbiamo trascorso la giornata passeggiando per il centro pieno di gente. C’erano anche due ragazze italiane (ma, chissà perché, non volevano parlare italiano, il che ha generato l’imbarazzante situazione di dover parlare in inglese a qualcuno che capisce benissimo la tua lingua madre). In ogni modo, ho fatto amicizia con Heidi, un’exchange student danese con cui ho trascorso quasi tutto il tempo e con cui ho scoperto di avere molto in comune. Quando tutti gli altri sono tornati a casa, io, Phil e Gun Woo siamo andati allo zoo cittadino, che è stato allestito in pieno stile natalizio, con luci colorate ovunque e sagome di renne e pupazzi di neve. E’ stata una bella giornata, e ogni volta che ci vado mi innamoro di Chicago un po’ di più.

Amici

Vorrei raccontare un episodio che non è accaduto qui in America, ma in Italia, e che mi ha fatto sorridere e sentire amata. Ieri, mentre ero a Chicago (vedi prossimo post), alcuni dei miei amici in Italia erano ad una festa di compleanno, e hanno provato a chiamarmi con Skype. Non mi hanno trovata perché, appunto, ero in città, ma sapere che nel bel mezzo di una festa i miei amici si sono ricordati di me mi ha riempito di luce. Quindi grazie, amici, e spero che arrivi presto la possibilità di vederci, perché mi mancate moltissimo, e questi sono i momenti in cui me ne accorgo di più.

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