Un piccolo miracolo

Domenica mattina, sul lago d’Iseo, centinaia di atleti hanno affrontato la Maratona dell’Acqua, neonata gara di cosa tra le province di Brescia e Bergamo. Io ero lì con il mio gruppo scout a “fare la bandierina” indicando ai maratoneti la direzione da seguire.

Questo l’antefatto di un evento che ha riempito il mio cuore di un turbamento misto a gioia e i miei occhi di lacrime subito inghiottite.
Verso la metà della gara ho visto sopraggiungere un gruppo di corridori che indossavano magliette identiche con la scritta “Alessandro” sul petto.
Uno di loro, al centro del gruppo,  spingeva una sorta di portantina in cui sedeva un uomo paraplegico.

Non so descrivere la confusione di pensieri ed emozioni che hanno affollato il mio orizzonte in quel momento. Questo uomini correvano trasportando un loro amico, un loro compagno, dimostrando una dedizione ed un impegno che sfioravano l’incredibile e che credevo al di là della bontà che so essere intrinseca alla natura umana. Ho visto, o forse ho voluto vedere, in questo accadimento un piccolo miracolo di solidarietà umana.
Ho visto come potremmo essere; ho visto, in quel momento, la faccia migliore dell’umanità.

Mentre correvano via dalla mia postazione, ho notato una frase sul retro delle loro magliette: “La vita è la cosa più bella che mi è rimasta”.

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