Resistenza all’Eternità IV

Ieri mattina una persona – a cui d’ora in avanti farò riferimento come “uomo”, semplicemente per una superiorità numerica del sesso maschile nel compiere azioni come quella che vado a raccontare – un uomo, dicevo, ha deciso di porre fine alla propria vita gettandosi sotto un treno.
La depressione, forse, la follia?
La crisi, dice la gente.
Ma quale crisi? Quella economica? Essa ci avvolge e avviluppa nella sua nuvola nera, oltre la quale quale futuro saremo mai in grado di immaginare?
O forse la crisi in questione è piuttosto quella sociale, in cui noi tutti siamo come attori cui è stato all’improvviso sottratto il copione, senza che avessimo il tempo di memorizzarlo? Ci agitiamo sul palcoscenico riempiendo l’aria di schiamazzi inutili, cercando il copione perduto, anziché riunirci ad inventare una nuova sceneggiatura.
E quell’uomo, cos’ha pensato alla fine? Alla crisi? Al copione perduto? Alla sua personale sceneggiatura, che il mondo ha abortito prima che venisse alla luce?

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