1. Il rumore della punta di una matita che scrive su un foglio di carta

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scrivere ( https://milleseicentolibbre.wordpress.com/category/cose-per-cui-essere-felice/)

Da sola, in silenzio. Sotto le coperte. Una pila e un quaderno. Il fruscio della matita che cerca di star dietro ai tuoi pensieri.

Il non aver nient’altro da fare se non scrivere.

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Tbt

“Throw Back Thursday”. Tradizione americana, sempre più diffusa anche qui. Pubblicare sui social network, il giovedì, qualcosa di vecchio: fotografie, ricordi di eventi passati. Inizio anch’io! Inizierò a ripubblicare, ogni giovedì, le cose per cui essere felice (https://milleseicentolibbre.wordpress.com/category/cose-per-cui-essere-felice/) dall’inizio, ma con qualcosa in più. Vorrei abbinare ad ognuna una fotografia o un disegno. Giusto per “obbligarmi” a tirar fuori, una volta tanto, matite e macchina fotografica, sepolti sotto montagne di pesanti libri scolastici.

17. L’arte

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Io, ecco, l’arte non so nemmeno che cosa sia. Però so che è una di quelle cose che mi rendono felice, e orgogliosa, per una volta, dell’umanità.

16. La cucina della mamma (e della nonna)

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C’è qualcosa di incredibile nei piatti della mamma, qualcosa di introvabile nel migliore dei ristoranti… È qualcosa che, come tutte le cose veramente belle della vita, non può essere comprato, e, anzi, trae il proprio essere dalla gratuità del gesto, del dono, dell’amore per ciò che si fa.

Viaggiare

Viaggiare è per me qualcosa in più rispetto al semplice spostarsi. Viaggiare è cambiare.
Cambiare profondamente. La mia più grande paura, quando parto, è ciò che diventerò, come tornerò. 
Diverse ricerche dimostrano come la felicità sia intrinsecamente legata alla stabilità, e come le due vadano di pari passo. Ma è veramente così?
Se sì, l’esperienza del viaggio vale il rischio di non avere più un nido a cui tornare, di non appartenere più a nessun luogo? O la posta in gioco è troppo alta?
Vale la pena di sacrificare al viaggio la propria stabilità e quindi, secondo quelle ricerche, la propria felicità?
Queste domande mi assillano e mi scuotono profondamente.  Ma forse una risposta ne la sono già data.

Prima di partire per l’America avevo deciso che sì, ne vale la pena. Il viaggio vale il rischio del cambiamento, il rischio dell’infelicità, o, meglio, vale la scommessa sulla felicità. Avevo anche tentato di spiegare il concetto a mia mamma con un disegno:

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La linea retta rappresenta il mio livello di felicità senza quell’elemento conturbante che è il viaggio. Quella curva invece rappresenta le mie emozioni durante il viaggio; ci sono momenti di depressione profonda come di felicità sublime, immensa. Ho detto a mia mamma che non m’importava se, facendo una media dei valori rappresentati dalla linea curva, questa media fosse risultata più bassa rispetto alla linea retta: io viaggiavo per quei picchi di felicità straordinaria. 

15. Le tempere e i pastelli

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Tempere e pastelli rappresentano un modo di dipingere disordinato, “pasticcione”, infantile. I colori sono vivi, delicati e al contempo pieni di energia. Ho scoperto che disegnare e dipingere mi rilassa moltissimo (specialmente mentre ascolto musica), e vorrei solo aver più tempo fa dedicare a queste attività.

14. La merenda

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La merenda è un momento magico della giornata. Tende a sparire con il passare degli anni, ma per un bambino è quel pasto non necessario, ma semplicemente goloso e atteso. La parola merenda mi evoca sempre emozioni positive.