Esame di maturità

Mercoledì mattina si è concluso anche per me il periodo del liceo. Gli esami, tra strizza, emozioni, rabbia e delusioni sono finalmente terminati. Lo so, probabilmente mi mancheranno gli anni del liceo. Ma per ora sono solo felice, felice, felice! Mi sembra di volare via, leggera come un palloncino. Certo non mi sento cadere dall’albero come un frutto maturo; non la sento, la pesantezza di questa “maturità”. Buone vacanze!

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34. I biscotti rubati

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Suvvia, lo sapete quanto me che un biscotto rubato è più buono. Forse è il mangiarselo a piccoli morsi, lanciando occhiate sospette qua e là per controllare che non ci veda nessuno e poi occultare le prove facendo sparire le briciole. I biscotti rubati, come i minuti rubati, sono i più dolci di tutti.

33. Avere qualcuno che ti chiede “Come va?” perché ne è realmente interessato

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Le parole che diciamo sono così spesso banali e d’occasione! Se invece dicessimo qualcosa solo quando lo pensiamo davvero, le nostre parole avrebbero tutto un altro valore per chi ascolta.

32. Sentirsi amati

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È una delle sensazioni migliori al mondo. Sentirsi apprezzati, sentirsi amati è l’essenza della felicità.

Ultimo ultimo giorno

La memoria umana ha un funzionamento bizzarro. Non saprei dirvi cosa ho mangiato ieri a pranzo, ma ricordo perfettamente la prima lezione di quarta ginnasio, più di cinque anni fa.
La professoressa M., che ci avrebbe insegnato per ben 18 ore la settimana (greco, latino, italiano, storia e geografia), iniziò fin dal primo giorno a far lezione sul serio. Ricordo che in quel giorno lontano scrisse alla lavagna una frase misteriosa: Τά καλά χαλεπά, con tanto di traslitterazione in alfabeto latino (“ta kalà calepà”). “Le cose belle sono difficili”, ci disse. “Il greco è una bella lingua, ma è molto difficile, per cui se volete apprezzarla dovrete faticare”. Detto questo, ci annunciò che il giorno seguente ci avrebbe interrogato sull’alfabeto.
Posso dire ora, dopo cinque lunghi anni, che le sue parole erano portatrici di una verità profetica. Le cose belle sono davvero difficili, ma qui ora, dopo cinque anni, posso dire che ne vale la pena.
Oggi è il mio ultimo giorno di liceo. È un capitolo della mia vita che si chiude, in un certo senso.
È una strana sensazione. Pensare che non percorrerò più questi corridoi, che non prenderò più un caffè da Nadia, che non prenderò più il treno tutte le mattine e non vedrò più le solite facce, è una strana sensazione. Forse mi mancheranno, queste facce, e forse mi mancheranno persino i piccioni che zampettano allegri per l’edificio scolastico.
Ora sono qui in cortile e penso a tante cose, ma non sembra proprio vero di aver finito. Questa vita era ormai parte di me, e in un certo senso lo sarà sempre.

Un anno III

Ieri era esattamente un anno da quando ho lasciato gli Stati Uniti, oggi è un anno da quando sono atterrata in Italia. È stato un anno denso e intenso, emozionante, stancante. È passato in un battito di ciglia, eppure sono successe tante cose!
L’America mi manca, è innegabile. Mi manca la scuola senza fatica, la filosofia easy, gli sconosciuti che iniziano una conversazione dal nulla o ti fanno complimenti senza averti mai visto prima. Mi manca parlare inglese, il silenzio attento di quando dicevo qualcosa con il mio accento buffo, che non era un silenzio di derisione ma di meraviglia e stupore. Mi sembra quasi incredibile che dall’altra parte del pianeta si viva così.

19

Ieri ho compiuto 19 anni. Diciannove. 
A diciannove anni Alessandro Magno succede al padre Filippo II come re di Macedonia e inizia la conquista del suo impero. Ma io non mi lamento: a diciannove anni ho già tante cose di cui essere felice.

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