Eppur si muore

Innanzitutto questo è il mio secondo tentativo di pubblicare questo articolo. La tecnologia si ribella a me e chiude le pagine del mio browser non appena ho finito di scrivere, impedendomi di salvare. Speriamo che ora vada meglio (se state leggendo queste parole, è andata meglio).

Scrivevo, prima del piccolo problema tecnico, che è da molto che non scrivo. Forse vi sarete chiesti perché (d’accordo, non ve lo siete chiesti affatto, ma fate almeno finta!). Fatto sta che sono a casa da più di una settimana con la mononucleosi. Ho passato molto tempo a letto a guardare tutti i film di Star Wars per la prima volta (da brava nerd). Mi rendo conto che ciascuno di noi osserva la realtà attraverso filtri diversi, che dipendono dallo stato d’animo, dal momento della vita che stiamo attraversando, ma soprattutto dall’istruzione che abbiamo ricevuto. E così torno a pensare alla mia maturità classica.Vari avvenimenti di questo periodo hanno riportato la mia mente sullo stesso tema.  Avrei potuto intitolare questo articolo “I greci e le guerre stellari” oppure “Achille e Anakin” oppure ancora “Frankenstein e la medicina moderna”.
Perché tutti questi personaggi, temi, situazioni mi rivelano la stessa, assordante verità: eppur si muore.

I greci lo sapevano. Persino il semidio Achille aveva il suo punto debole, e alla fine muore anche lui. E, udite udite, sceglie una vita breve e avventurosa piuttosto che una lunga e tranquilla, in patria. Perché lo fa? Per non morire mai. Per essere ricordato per sempre. Tanto che la radice di gloria, κλεος, è la stessa del verbo chiamare, καλεω; il nome dell’eroe sarà chiamato per l’eternità. Ma su questo si potrebbero scrivere, e sono stati scritti, fiumi di parole. L’arte è forse l’unica via di sopravvivenza alla morte.

Tornando a noi. L’uomo moderno ha più volte cercato di sfuggire alla morte in altri modi. La letteratura e il cinema ce lo insegnano. L’impresa si è rivelata titanica e di volta in volta disastrosa per il protagonista. Prendiamo Frankenstein, che gioca a fare Dio con la sua creatura, senza poi saper controllare le conseguenza del suo gento; o lo stesso Anakin Skywalker, che per salvare la moglie dalla morte finisce per provocare quella di lei e molti altri. Non possiamo fermare la morte. Né dobbiamo provare a farlo.

Un mese fa circa sono stata alla conferenza di accoglienza delle matricole, tenuta da vari insegnanti dell’Università. Ancora lo stesso tema. C’è un limite (in molti campi, ma è forse più evidente nella medicina) che non possiamo superare. E credo che l’esistenza e la collocazione di questo limite siano tra gli aspetti che rendono così interessante la medicina moderna. Che la collegano alla filosofia, all’etica, a tutto ciò che ci rende uomini.

 

 

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. lupoermeyo
    Nov 23, 2014 @ 20:05:46

    Ameremmo ugualmente la vita,
    se non fosse per la morte?

    Rispondi

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