La mia esperienza di istruzione

In questi giorni mi è capitato di leggere vari articoli a proposito dell’istruzione superiore e del complicato rapporto tra insegnanti e studenti. Così mi è saltato in mente di proporvi questo mio vecchio tema, scritto ormai due anni fa, durante l’ultimo anno di liceo. Forse ho deciso di pubblicarlo ora proprio perché non appartengo più a quell’ambiente; e ne sono felice. All’università, dicevano, sarai trattato come un numero – ed effettivamente quale professore potrebbe ricordare il nome di 250 nuovi studenti ogni anno? Eppure mi rendo conto che non è cambiato molto rispetto ai tempi del liceo, quando alcuni insegnanti non riuscivano neppure a memorizzare i nostri 26 nomi. Vi lascio a questa non tanto breve riflessione; spero che qualcuno trovi la pazienza per leggerla fino in fondo.

 

Affrontando il tema dell’istruzione in età classica ho potuto rendermi conto di quanto sia cambiato e si sia evoluto nel tempo il sistema scolastico. La scuola di oggi non è che il frutto di migliaia di anni di studenti, insegnanti, compiti in classe, premi e punizioni che si sono succeduti senza posa. Molti elementi sono rimasti immutati. Ma ciò che soprattutto differenzia un sistema da un altro è il diverso obiettivo che si prefiggono.

Mentre a Sparta il telos dell’educazione era creare coraggiosi soldati (o forti madri di soldati), ad Atene la paideia mirava a formare l’individuo in modo particolare nella poesia, nella musica e nella ginnastica; nella Roma imperiale, Quintiliano costruì un modello educativo che preparasse il buon oratore ad affrontare gli avversari nel Foro. A seconda dell’obiettivo da raggiungere ogni sistema educativo dell’antichità classica (sia pubblico sia privato) si dotava degli elementi utili a perseguire quel risultato specifico. Così a Sparta era fondamentale l’allenamento fisico, ad Atene le discipline cosiddette liberali avevano un ruolo predominante e nella Roma di Quintiliano la filosofia era considerata quasi un orpello della retorica.

Mi sono spesso interrogata su quale sia oggi lo scopo dell’educazione che riceviamo, che io sto ricevendo. Devo purtroppo ammettere che non è facile rispondere. Sono anzi sempre più convinta che una delle caratteristiche della scuola italiana di oggi sia la poca chiarezza per quanto riguarda gli obiettivi. Alcuni sostengono che l’educazione voglia sviluppare nei ragazzi il pensiero critico; ma onestamente vedo nella mia scuola pochi elementi in grado di farlo, e ancor meno vedo questa finalità nelle discipline piuttosto che nel metodo di studio. Anzi molto spesso studiare si riduce al mero immagazzinamento di dati, che può essere utile ai fini della cultura generale ma non stimola certo a pensare criticamente. Altri ritengono che la scuola moderna voglio formare il “buon cittadino”. Purtroppo però il diritto si studia in poche scuole, e in ogni modo non vedo come la scuola, per come essa è correntemente impostata, possa insegnare valori come l’accettazione del diverso o la solidarietà. Spesso infatti la competitività (che è sì da stimolo nell’apprendimento come sosteneva Quintiliano) può rivelarsi un’arma a doppio taglio, e si possono creare nel gruppo classe tensioni derivanti dal comportamento scorretto di alcuni elementi. Può quindi accadere che vengano premiati coloro che agiscono con scaltrezza a proprio vantaggio a scapito invece di chi si comporta da “buon cittadino”.

Non sono quindi giunta ad una risposta definitiva per quanto riguarda l’obiettivo dell’istruzione che ho ricevuto. Credo però che una riforma del sistema scolastico, per avere degli effetti significativi, debba partire dalle fondamenta, stabilendo in primo luogo gli obiettivi da raggiungere (che potrebbero essere, ad esempio, quelli già citati: allenarsi al pensiero critico o ad essere un buon cittadino, che mi sembrano degni in una società chi si vanta di essere democratica). Un altro “difetto” che ho potuto riscontrare nella mia personale esperienza scolastica e che è strettamente legato alla mancanza di chiarezza sugli obiettivi è la mancanza di motivazione esterna. Spesso agli alunni è richiesto di auto-motivarsi, ma non sempre questo è facile. C’è bisogno anche di motivazioni che vengano dall’esterno. Certo, un voto alto può essere considerato un premio al merito e quindi può stimolare lo studente a dare il meglio di sé, ma credo che rimanga pur sempre un freddo numero.

Durante l’anno scolastico che ho frequentato negli Stati Uniti, gli insegnanti facevano spesso agli alunni complimenti specifici, anche semplicemente sottolineando quando qualcuno era particolarmente bravo in un certo tipo di esercizio. Personalmente trovo un “hai un ottima memoria” piuttosto che un “non ho mai visto nessuno risolvere un’equazione così velocemente” molto più stimolanti di un voto numerico, perché evidenziano un punto di forza anziché mostrare quanto manca ad arrivare al dieci. Per non parlare delle frasi che si trovavano appese ai corridoi della scuola americana, come “believe you can achieve” o altre frasi relative all’avere successo negli studi. La scuola americana, certo deficiente di molti altri aspetti, mi ha dato una grande spinta positiva, sia da parte degli insegnanti che da parte dei coetanei, che sapevano fare complimenti senza invidia perché erano consapevoli ognuno dei propri punti di forza. Certo, a livello puramente scolastico non c’è paragone tra ciò che è possibile imparare in un anno di liceo in Italia e negli Stati Uniti; ma devo dire che in America ero una persona diversa, più serena e meno stressata. Da quando sono tornata mi sto chiedendo se valga davvero la pena di avere le borse sotto gli occhi in vista di un obiettivo così vago da non riuscire neppure ad identificarlo.

In ogni modo ci tenevo a concludere dicendo che la mia esperienza scolastica è stata prevalentemente positiva, e che se ho sottolineato solamente gli aspetti meno soddisfacenti è semplicemente perché erano meno di quelli che invece ho apprezzato. Da questo si può vedere la mia forma mentis: anch’io, come la scuola italiana, ho sottolineato con la penna rossa gli errori anziché elogiare i pur numerosi aspetti positivi della mia esperienza.

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